massimo greco

 

 

 

 

Aggressione mediatica al Distretto no-profit di Troina 

La libertà di parola veicolata attraverso l’uso dell’informazione rappresenta uno degli indicatori per individuare il grado di democraticità di ogni Paese. Ma come spesso accade, anche in questo caso la medaglia presenta il suo rovescio. Infatti, non sempre l’uso dell’informazione è coerente con le finalità della stessa. Assistiamo quotidianamente anche ad usi strumentali dell’informazione, posti in essere per il raggiungimento di altri fini. E’ l’effetto collaterale del principio democratico che impedisce, a priori, ogni forma di censura. Il cittadino è così chiamato a discernere tra una giusta informazione ed un’informazione disturbata. Facile a dirsi e difficile a praticarsi, tuttavia l’avvertenza è doverosa. Un recente caso, da manuale, in ordine ad un uso disturbato dell’informazione ha riguardato il Distretto no-profit Oasi Maria SS. di Troina fondato da Padre Luigi Ferlauto. Alcuni mezzi d’informazione, nel veicolare la notizia della chiusura di alcune indagini giudiziarie relative a finanziamenti europei ottenuti da alcune società del Gruppo Oasi, non hanno perso l’occasione per corredare di commenti i fatti, al fine di configurare un contesto diverso da quello a cui siamo abituati quando parliamo della realtà di Troina. L’informazione in questo caso ha utilizzato tecniche di artificio e raggiro, al fine di travisare la realtà, abbindolando con avvolgimenti di parole lo sprovveduto lettore e/o ascoltatore. Scorretto appare il comportamento di chi approfitta di una vicenda giudiziaria, verso la quale va il doveroso rispetto e la massima fiducia, per scagliarsi contro uno dei pochi gioielli del meridione italiano in grado di produrre capitale umano e sociale. Nessun tentativo maldestro, più o meno premeditato, potrà annebbiare la luce di cui è portatrice l’Oasi Maria SS. di Troina, i cui riconoscimenti internazionali nel campo della ricerca sanitaria e dell’eccellenza rappresentano solo alcuni degli obiettivi raggiunti da Padre Ferlauto e dai suoi collaboratori. L’attentato mediatico che ha subito l’Oasi dovrà rappresentare, invece, l’occasione per promuovere un ulteriore momento di riflessione tra Istituzioni e società civile per diffondere il modello distrettuale su tutto il territorio siciliano. Un modello che riesce a garantire la produzione di beni e servizi di utilità sociale senza gravare solamente sulla spesa pubblica, che riesce a perseguire logiche mutualistiche ed a respingere quelle lucrative, che riesce a coniugare l’organizzazione economica dell’impresa con le attività volontaristiche dei numerosi amici dell’Oasi, che riesce a sperimentare nuove forme di collaborazione tra pubblico e privato nell’ottica del progresso sociale ed umano, non può non diventare un centro permanente in cui i saperi, la cultura, l’informazione e la conoscenza vengono messi a servizio dell’esistenza dell’uomo.   

Enna,  2/11/2006

 

   Massimo Greco
 

 

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