massimo greco

 

La Sicilia aspetta il federalismo

 

 

Il riparto di competenze tra Stato, Regioni ed Enti Locali si ispira alla progressiva valorizzazione del “federalismo amministrativo” (inteso come devoluzione agli enti locali – articolazioni autonome della Repubblica al pari dello Stato, seppur non sovrane – delle funzioni e dei compiti amministrativi relativi alla cura degli interessi localizzabili e alla promozione dello sviluppo delle relative comunità) e del c.d. principio di sussidiarietà, già previsto dalla carta Europea delle Autonomie Locali del 15/10/85 e poi disciplinato dall’art. 4 della L. 15/03/97 n. 59, ed infine recepito dalla nuova formulazione costituzionale dell’art. 118 novellato dalla L. cost. 18/10/2001 n. 3. In particolare, in base all’art. 9 delle legge 142/90, spettano al Comune tutte le funzioni amministrative che riguardino la popolazione ed il territorio comunale precipuamente nei settori organici dei servizi sociali, dell’assetto ed utilizzazione del territorio e dello sviluppo economico, salvo quanto non sia espressamente attribuito ad altri dalla legge statale o regionale, secondo le rispettive competenze.

In base al principio-cardine di “sussidiarietà”, le funzioni amministrative devono essere dislocate al livello di governo più prossimo agli amministrati, ossia al livello di governo capace, per le sue dimensioni, di gestire proficuamente le funzioni ed i compiti trasferiti. Pertanto l’attribuzione della generalità dei compiti e delle funzioni “che riguardano la popolazione e il territorio” deve avvenire in favore dell’ente o della comunità di base, cioè del Comune, in conformità al suo carattere di ente a fini generali, salvo che, per assicurarne l’esercizio unitario, siano conferite a Province, Città metropolitane, Regioni e Stato. Coerente corollario di tale criterio di sussidiarietà è quello, anch’esso desumibile dal predetto quadro normativo generale di riferimento, di “territorialità”: l’adeguatezza degli ambiti territoriali di riferimento favorisce l’efficace svolgimento delle funzioni amministrative.

In Sicilia tali principi sono stati recepiti dal legislatore con la legge n. 10 del 15/05/2000 ma la loro applicazione è stata rimandata ai regolamenti di esecuzione previsti all’articolo 35. A distanza di cinque anni pare che qualcosa cominci a muoversi, anche se il legislatore aveva dato al Governo regionale solamente 120 giorni. La notizia è stata oggetto di dibattito nella recente Conferenza Regionale delle Autonomie Locali. Le linee giuda per il decentramento dovranno ora passare al vaglio della Giunta regionale ed una volta approvate l’Ufficio speciale per i regolamenti predisporrà i decreti da sottoporre ai vari  Dipartimenti. Poi i decreti verranno trasmessi contestualmente alla Conferenza Regione-autonomie locali, alla commissione Bilancio ed a quella Affari istituzionali dell’A.R.S. per la richiesta del parere. Infine sarà possibile formalizzare il decreto presidenziale.

Secondo le previsioni contenute nelle linee guida sarà trasferito agli enti locali circa il 20% delle attuali competenze per il momento riservate alla Regione. Questo comporterà il trasferimento agli enti locali di 3924 dipendenti, ai quali dovrebbe essere garantito il mantenimento dello status lavorativo: stesse funzioni e stesso stipendio.

Riuscirà il Governo Cuffaro a garantire l’impegno assunto prima delle fine della legislatura?

                                                                                                                                                                                                                              

IL Consigliere Provinciale 

Enna 07/7/2005  Massimo Greco
 

 

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