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massimo greco |
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Assemblee elettive e tavoli paralleli
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E’ stato un anno
turbolento in cui alle difficoltà istituzionali si sono aggiunte le
calamità naturali (emergenza idrica, alluvioni, eruzione dell’Etna
ecc..). Una miscela esplosiva coronata dalla crisi della Fiat e dai
tamburi di guerra che soffiano nel Golfo Persico. Eppure la macchina
istituzionale si muove nella speranza di riuscire ad avere tempo per
riprendere fiato e per aprire una stagione di riflessione sulle politiche
pubbliche. Una Società complessa come quella di oggi deve interrogarsi
sull’attualità della forma di Stato, sui nuovi livelli di governo del
territorio e sulle forme di governo più in generale. Se è vero che ogni
società ha il governo che merita, è altrettanto vero che questo
passaggio non può essere improvvisato solo perché qualche forza politica
ha crisi di visibilità. La Finanziaria Nazionale ha raggiunto il
traguardo, ma i segnali che si sono avuti lasciano certamente l’amaro in
bocca. Troppi vincoli di bilancio, troppa aleatorietà sulla futura Unione
Europea, e troppi focolai di terrore internazionale animano i quotidiani
dibattiti politici, ma nessuno riesce a “scrollare” l’attuale fase
di “stallo” ed ad uscire dalla “mischia politica”. Necessitano
nuove forme di confronto politico, magari creando dei tavoli paralleli a
quelli tradizionali, in cui si studia, si riflette, si razionalizza,
soprattutto, si programma. Non possiamo più aspettare i tempi della
politica, sono troppo lunghi per una società come la nostra
caratterizzata dalla velocità. Così, mentre i nostri rappresentanti
affrontano le lunghe sedute parlamentari, nelle “stanze parallele” si
dovrà ragionare tecnicamente e scientificamente su come affrontare la
complessità delle questioni che investono quotidianamente le nostre
comunità. Nessuna rinuncia alla politica a favore dei tecnici, anzi, un
aiuto alla politica che deve arrivare da questi tavoli paralleli, in modo
da coniugare l’autorevolezza della stessa e le esigenze tecniche e
scientifiche di un’azione legislativa (e/o amministrativa) che mira a
soddisfare nuove forme di richiesta che provengono dalla società. E se
per il Governo Nazionale questa impostazione può sembrare poco funzionale
o difficilmente attuabile nel breve periodo, potranno essere gli Enti
Locali a fare da apri pista in questa direzione. Partendo da
un’autonomia sempre più ampia e più riconosciuta, Comuni e Province
potranno prevedere nei propri Statuti questi tavoli paralleli che si
occuperanno dei vari temi e che supporteranno la decisione politica sia
essa di indirizzo politico e programmatorio, che esecutiva e di gestione.
Quindi un Consiglio provinciale parallelo dell’economia (o della
cultura) che discuterà preventivamente di problemi economici posti
all’ordine del giorno del tradizionale Consiglio provinciale. Tale
supporto eviterà di far cadere sulle responsabilità dei Consiglieri
provinciali le scelte politiche su temi a rilevante carattere tecnico,
come è spesso accaduto in sede di pianificazione territoriale o in sede
di attivazione degli strumenti di programmazione negoziata. Vero è che le
assemblee elettive rappresentano gli interessi generali della comunità
che amministrano, ma è altrettanto vero che gli Enti Locali saranno
sempre più chiamati a soddisfare esigenze primarie del territorio come le
politiche di sviluppo, le politiche sociali, parte delle politiche fiscali
ecc.. E allora bisogna attrezzarsi partendo dalla consapevolezza che non
esiste “il manuale del buon Amministratore Pubblico”, e che solo
l’innovazione potrà caratterizzare un buon governo del territorio.
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